C’era una volta un regno molto particolare in cui gli abitanti non avevano vergogna del proprio corpo e vivevano senza indossare vestiti.
Tanto era conosciuta questa particolare usanza, che gli abitanti dei regni circostanti avevano soprannominato quelle terre il “regno di Tuttignudi”.
Nel regno di Tuttignudi si passeggiava tranquillamente con le natiche al fresco e sia i maschi che le femmine non si nascondevano dietro un tessuto per apparire più belli o interessanti.
Inoltre il re aveva promulgato un editto con cui ordinava alle sue guardie di tagliare all’istante qualsiasi tipo di indumento indossato così da impedire, anche agli stranieri in visita, di coprire il corpo.

La vita procedeva tranquilla con il re che felice si affacciava completamente nudo alla terrazza del castello e osservava compiaciuto la bellezza del suo regno, finché una mattina giunse in quelle terre un mago.
Questo mago, disobbedendo all’editto, entrò nel regno con indosso una lunga pandrana nera che lo copriva dalla testa ai piedi. Appena gli abitanti lo videro, cominciarono a mormorare: “Chi è costui?” “Cosa fa qui?” “Non sa che nessuno può indossare abiti qui da noi?”

Ma l’uomo non si preoccupò di niente e con passo spedito si recò direttamente a corte ove il re, non appena lo vide tutto vestito, iniziò ad urlare: “Guardie! Guardie! Arrestate quest’uomo per avermi oltraggiato con i suoi abiti!”
Le guardie, solerti come sempre, arrivarono di gran passo con indosso solo le armi, fecero per afferrare l’uomo, ma costui, con estrema pacatezza disse: “Re ed abitanti di Tuttignudi, sono stato mandato dai regni circostanti per riferirvi un messaggio.”

Il re guardò l’uomo negli occhi e fece cenno alle guardie di lasciarlo parlare.
Così egli continuò.
“I regni circostanti vi chiedono di rispettarli e di non imporre loro di svestirsi per attraversare le vostre terre. Tutti rispettano le vostre leggi, ma vi chiedono di applicarle a voi e non a coloro che a questo regno non appartengono.”
Il re arricciò la fronte. “Chi vuole attraversare il regno deve adattarsi alle nostre leggi.”
L’uomo sorrise bonariamente.
“Certo sire, ma non è forse vero che voi stesso, quando vi recate per visite diplomatiche negli altri regni, pretendete di non indossare abiti creando molto disagio in quelle corti?”

Il re sbottò: “Non è un mio problema se costoro sono dei barbari che ancora s’imbarazzano nel vedere un corpo nudo, come se sotto quegli stupidi abiti non lo avessero anche loro!”
“Avete ragione”, rispose l’uomo, “ma il problema deve essere risolto.”
“Non ho alcun problema!”, tuonò il re facendo cenno alle guardie di portarlo via.

Ma un attimo prima che gli armigeri potessero condurlo fuori dalla sala, il mago battè a terra il lungo bastone che stringeva nella mano destra e tuonò: “Che così sia!”
In meno di un istante il cielo si fece scuro ed un vento freddo iniziò a soffiare implacabile.
“Che cosa avete fatto?”, urlò il re.
“Ciò che mi è stato chiesto, sire.”
E senza dare ulteriori spiegazioni, nel parapiglia generale, l’uomo se ne andò lasciando tutti alle prese con quel freddo.Da quel momento si scatenò il putiferio!

Il vento era così gelido da costringere gli abitanti di Tuttignudi a coprirsi per non prendere un malanno, ma l’editto reale vietava di indossare qualunque tipo di abito, quindi?
In meno di un giorno il re, suo malgrado, fu costretto a rivedere l’editto che da quel momento in poi permetteva, nei casi di estrema necessità, di indossare indumenti per coprirsi dal freddo.
Passarono poche ore ed il mago sbucò di nuovo dal nulla per presentarsi a corte.

Non appena il re lo vide cominciò ad urlare agli armigeri: “Presto, presto, toglietegli il bastone!”
Le guardie svelte come furetti tolsero il lungo bastone al mago che non fece resistenza, né si scompose mantenendo quel sorriso tranquillo di sempre.

“Guarda che cosa hai fatto!”, urlò il re indicando tutti i presenti coperti da vestiti e scarpe pesanti.
Il mago si guardò intorno e poi disse: “Bene sire, ora ritenete che io vi abbia oltraggiato?”
Il re annuì muovendo con decisione la testa coronata ed il mago proseguì.
“Nel regno di Tuttignudi ora nessuno è più libero, ma se promettete di far scegliere ad ognuno se indossare o meno degli abiti, farò sparire il vento.”

Il re ci pensò su e nonostante non fosse felice di prendere accordi con quel mago, valutò che questa fosse la cosa migliore per il suo regno.
Così cambiò l’editto concedendo ad ognuno la libertà di indossare o meno dei vestiti.

Allora il mago, con un gesto della mano comandò al vento di sparire e quello obbedì.

Da quel momento il regno di Tuttignudi divenne un luogo di libertà in cui, sia i suoi abitanti che quelli dei regni circostanti, decidevano di liberarsi dai propri abiti.
Alle volte qualcuno passava con indosso degli indumenti, ma erano talmente pochi che nessuno vi faceva caso e persino il mago, negli anni a seguire, si recò spesso nel regno, libero dalla sua pandrana, nudo come mamma lo aveva fatto!