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Dopo aver salutato tutti, partirono.
Presero la piccola barca con cui Federico era arrivato.

Teodoro spinse la poppa fin quando l’acqua non gli giunse al petto, quindi tornò sulla riva insieme ad Anna ed i piccoli, mentre Federico ed Haakon si allontanavano dalla spiaggia che lo aveva accolto dopo il naufragio.

Il calore di quella gente e, in particolar modo di Anna, lo avevano guarito dalle ferite interne.
Ora cominciava un capitolo tutto nuovo.

Federico era un uomo perspicace e silenzioso.
Era giovane, ma si muoveva con sicurezza e diffondeva intorno a sé serenità, come Anna.

La costa sparì lentamente.

Il vento soffiava regolare gonfiando la vela.
Procedettero verso nord ovest per alcune ore.
In mare aperto il vento si alzò e la piccola nave venne scossa dalle onde.

Haakon si coprì meglio.
Federico muoveva continuamente la vela per evitare che il vento la rompesse.

Haakon non era pratico di quel tipo di navigazione, ma eseguì tutti i comandi di Federico con puntualità e destrezza.

Navigarono tutta la mattina e parte del pomeriggio.
Il sole aveva perso la sua luminosità quando all’orizzonte apparve un’isola.
Era una grossa isola. Si estendeva verdeggiante fino ad un punto brullo e montuoso.

Non sembrava accogliere degli esseri umani.

La costa era alta, composta dalle rocce bianche che Haakon ben conosceva.
Federico continuava a guardarla con insistenza.
Gli occhi si strinsero in una fessura: stava cercando qualcosa.

Ad un tratto vide un piccolo bagliore far capolino da dietro uno spunzone di roccia.
Federico estrasse dalla casacca un oggetto rilucente.
Lo orientò alla luce e rispose ai bagliori provenienti dall’isola.