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Il bosco è una strana realtà. Non è solo grandi alberi e luce che filtra tra le foglie.
E’ una cosa viva, che profuma di muschio e in cui non si può entrare senza chiedere il permesso.

Quello di cui si parla in questa storia è proprio così e gli abitanti di quelle terre lontane, lo chiamavano “il bosco fatato.”
Nessuno osava entrarvi di notte e anche di giorno preferivano evitare, perché, tra le sue chiome, si nascondeva il cuore del regno degli elfi: era la loro casa e non amavano l’intrusione degli esseri umani.

Il primo giorno di settembre, come tutti gli anni, Jack ciliegia si stava recando al mercato per vendere il suo famoso sciroppo.
Jack era soprannominato “ciliegia” per via degli alberi che producevano le ciliegie più saporite della zona e da cui ogni autunno ricavava uno sciroppo prelibato.

Dunque, quella mattina di buon ora, Jack aveva caricato il carretto con tantissimi vasetti traboccanti di sciroppo e trainato da Gedeone, era partito alla volta del mercato.
Jack abitava in campagna, vicino ai ciliegi e per raggiungere il villaggio doveva attraversare un piccolo tratto di strada nel bosco.
Ma erano tanti anni che passava di lì e non aveva mai avuto paura.
Cosicché, fischiettando la canzoncina preferita, partì alla volta del mercato.

Mentre procedeva allegramente lungo il sentiero, Gedeone cominciò a sbuffare e a nitrire.
Jack rimase sorpreso. Gedeone non era mai stato un cavallo ribelle, tanto più ora che aveva perso la baldanza della giovinezza.

Ad ogni buon conto, Jack guardò intorno a sé, prima da un lato e poi dall’altro, per vedere se lo strano comportamento era dovuto alla presenza di qualche animale.

Per quanto si sforzò di guardare non vide niente di strano.
Bah! Pensò tra se e sé e proseguì sulla strada.
Dopo un breve tratto, giunse al piccolo ponte sotto cui scorrevano le allegre acque del ruscello.
Quando le ruote del carro toccarono i tronchi con cui era fatto il ponticello, vi fu un tonfo sordo che fece innervosire Gedeone e spaventare Jack.

Di sicuro avevano urtato qualche pietra, ma Jack non ricordava di aver visto ostacoli.
Gedeone sbuffò fortemente e Jack trattenne istintivamente le redini per impedire al cavallo di impennarsi.

“Gedeone!”, urlò al cavallo che scuotendo la testa rispose al richiamo del padrone.

“Ahi! Ahi! Povero me, povero me.”.

La vocina era poco più di un sibilo, ma raggiunse le orecchie di Jack.

“Chi si lamenta?”, disse ad alta voce, ma nessuno rispose.

“Chi è dunque che si lamenta?”, ripeté con tono deciso.

“Io! Brutto scimmione orbo.”

Jack guardò in direzione della vocina che proveniva da una delle ruote posteriori dove intravide una stoffa verde sbucare da una delle assi di legno, ma niente di più.

“Chi mi chiama scimmione orbo?”, disse scendendo dal carro e dirigendosi verso il fondo.

Quando fu all’altezza della grande ruota, vide un essere alto poco più di un bambino che indossava un cappellino verde da cui spuntavano delle lunghe orecchie.
Il viso era ovale e vi brillavano due occhi lunghi di un verde acceso come l’erba in primavera.