Il Principe Azzurro di Cenerentola

Per molti può sembrare ovvio che il “vissero felici e contenti” rappresenti il coronamento del sogno ambìto del matrimonio.
Ma se così fosse, mi sembra piuttosto ingenuo pensare che cinque secoli fa non avessero avuto esperienza del legame coniugale e di come, ahimè, spesso possa essere tutt’altro che rose e fiori.

E senza rompere l’incanto, per chi ha superato la soglia degli anta è piuttosto chiaro che il rapporto di coppia è un impegno a tempo pieno in cui la volontà e il sentimento non sono sufficienti per il buon esito.
Pensare che questa consapevolezza non fosse minimamente affiorata nelle generazioni precedenti mi sembra un atto di arroganza eccessivo.
Da qui la domanda scontata.
Se l’immagine del principe non raffigura solo il belloccio con cui “fare un giro di valzer” o un “buon partito” da assicurarsi, che cosa rappresenta in realtà?

Dal mio punto di vista, in una lettura puntuale delle immagini contenute nella fiaba, il principe azzurro rappresenta lo Scopo della propria esistenza.
Gli antichi lo chiamavano il Fato, il destino secondo alcuni. A mio avviso queste parole hanno assunto nell’epoca moderna una connotazione impropria che sottintende una mancanza di libertà, una sorta di maledizione o di potere che sovrasta l’umano condannandolo a spiacevoli eventi.
Il Fato degli antichi si traduce nel termine moderno di Scopo che è piuttosto una traiettoria verso cui l’esistenza tende e che è la strada su cui ogni individuo può esprimere al meglio le proprie capacità. Mi vengono in mente Nureyev, Oriana Fallaci, Tolkien, Magritte e tutti coloro che hanno saputo incanalare una propria particolarità e farne eccellenza.
Questo è lo Scopo, quel “Destino” che rappresenta il progetto dell’Anima, il percorso lungo il quale le difficoltà attivano le risorse, potenziandole.
E gli ostacoli che inevitabilmente s’incontreranno lungo il percorso sono scalini che via via allenano, addestrano e spingono allo step successivo, sino a raggiungere la meta.

In quest’ottica, il percorso contenuto in Cenerentola ci racconta come ogni vita attraversi una sequenza di ostacoli e di tappe molto precise per giungere alla realizzazione del proprio Scopo.
Scopo che lei incontra e con cui balla per poi “perderlo” allo scoccare della mezzanotte e ritornare alla vita di tutti i giorni.
Ma ad un occhio attento, guardando il cartone di Walt Disney, non sfugge che mentre spolvera e pulisce continua a canticchiare la canzone del ballo.

Ha incontrato per la prima volta il proprio Scopo, il “vero amore” della vita di ognuno di noi.
Da lì la strada è ancora lunga prima che lei possa essere “presa per mano”, “incoronata”, per vivere “felici e contenti”, così come ogni essere umano che abbia “sposato” il proprio Scopo nella vita.