Perché camminando le Fiabe si scoprono Segreti

C’era una volta un Protagonista che ancora molto piccolo visse un grande dolore.
Quel grande dolore partorì un Convincimento così falso ma forte che indusse il Protagonista in un profondissimo sonno.
Allora, un tizio senza nome prese il posto del Protagonista portando con sé il Convincimento…

Talvolta è questo l’incipit con cui iniziamo le nostre conferenze per raccontare del lungo cammino che ci ha condotte a scoprire i Percorsi nascosti nelle Fiabe e a concepire il Metodo La Danza delle Immagini©.
Il perché di questo inizio sarà più chiaro in seguito.

Ma partiamo dal principio di questo sentiero presentandoci.
Essendo individui sociali, è purtroppo d’obbligo darsi una definizione, indicare un ruolo con cui altri individui possano, in due battute, farsi un’idea di chi siamo e cosa facciamo e per assolvere a tale incombenza dovremmo presentarci quali studiose e autrici di Fiabe.

Sicuramente amiamo molto di più dire che siamo Evelina e Tiziana, due esseri umani fortemente impegnati per la propria evoluzione… e il fatto che siamo due esseri appartenenti al genere Homo, specie Sapiens, nessuno può metterlo in dubbio!
Per il resto, proprio ai fini della nostra evoluzione, (ce la stiamo mettendo tutta) lo strumento più antico, potente, efficace e concreto che abbiamo trovato nel corso di questi anni di ricerche, è la Fiaba.

Ma… un momento, cosa c’entrano le Fiabe con l’evoluzione dell’essere umano? Alcuni potrebbero obiettare che le Fiabe sono quelle storielle di fantasia usate per trastullare i bambini. Qualcun altro incalzerebbe che sono un efficace stratagemma per farli addormentare velocemente. Sì, anche. Spesso le Fiabe si mettono a servizio di questo genere di intenti ma esse sono, ovviamente, molto, molto di più!

Ora occorre per qualche istante essere un po’ più seri e raccontare che le Fiabe sono una forma di narrazione molto antica, giunta sino a noi dopo un ampio girovagare in lungo e in largo per il pianeta per più di un intero millennio.

Nel 1928 il ricercatore, linguista e antropologo russo Vladimir Propp pubblicò nella sua lingua un testo intitolato “Morfologia della Fiaba” nel quale, per la prima volta, illustrava il sorprendente frutto del suo straordinario lavoro. Egli infatti, comparando centinaia di fiabe russe ed europee, aveva scoperto e definito uno schema, presente in tutte le Fiabe, che annullava l’idea di narrazioni scaturite occasionalmente dalla fantasia dell’autore, senza alcun valore o sostanza. Il fatto stesso che centinaia di Fiabe avessero delle sequenze osservabili e ripetibili, quindi riproducibili, collocava la Fiaba in una categoria speciale nel grande fiume della narrazione.

D’accordo, potrebbe dire qualcuno, ma ancora non si comprende che cosa essa abbia a che fare con l’evoluzione umana.
Per noi che da anni leggevamo e successivamente scrivevamo Fiabe, la scoperta di Propp era un’informazione acquisita, ma probabilmente non del tutto compresa.
Ogni volta che scrivevamo Fiabe, seguendo alcuni accorgimenti, sperimentavamo specifici effetti.

Sogni, intuizioni, ampliamento della percezione sensoriale.

Avevamo approfondito i testi realizzati da eminenti scienziati e studiosi come Jung, Hillman, Betthleim sullo studio della Fiaba in chiave simbolica ad uso della psicoanalisi.
Così, per un breve periodo, abbiamo scritto fiabe per piccoli pazienti in terapia ed è stato straordinario verificare come esse producessero in loro effetti benefici, persino fisici.
Ma mancava ancora qualcosa, perché nonostante l’effetto benefico prodotto dalle Fiabe come strumento terapeutico, a nostro avviso esse non potevano essere relegate all’ambito del disagio, anche perché le Fiabe classiche, scritte molti secoli prima, erano rivolte all’intera collettività.

Quindi, per rispondere al nostro quesito, abbiamo ripreso in mano le Fiabe classiche e cominciato ad osservare le scene in esse raccontate senza attribuire loro significati e simboli. Non è stato affatto facile! Ma siccome siamo due arieti, abbiamo insistito e parallelamente ampliato i nostri studi verso discipline e testi che apparentemente nulla avevano a che fare con le Fiabe.
E in questo incedere, all’apparenza anche un po’ sconnesso, ci siamo imbattute in Desmond Morris, zoologo ed etologo e nelle sue rivoluzionarie teorie e… finalmente abbiamo trovato la risposta!

Già nel 1967, questo singolare scienziato affermava che nel patrimonio genetico di ogni essere umano, oltre alle caratteristiche biologiche, sono contenuti i suggerimenti comportamentali più efficaci per ogni individuo, quelli che la specie ha selezionato per la miglior condizione di vita.
E allora perché, visto che è già tutto inscritto in noi, non sappiamo chi siamo e non siamo felici?
Perché trattandosi di suggerimenti comportamentali, non di istruzioni, l’essere umano può derogare da questi percorsi suggeriti, cosi facendo… come dicevamo all’inizio… il nostro Protagonista finisce assorbito in un lungo sonno e, “qualcun altro” prende il suo posto comportandosi in modo molto diverso da quel che la specie aveva opportunamente suggerito.

Naturalmente, questa deviazione dalle nostre antiche e preziose dinamiche comportamentali, ossia dal percorso individuale originale, come noi lo abbiamo chiamato, fa incorrere l’individuo in un’ampia gamma di frustrazioni e disagi e… come dice la canzone… l’evoluzione inciampa.

E allora come facciamo a ritrovare il nostro personale “apriti sesamo”?
Come scopriamo, ritroviamo e riprendiamo quel percorso abbandonato tanto tempo fa?

E’ quì che entrano in gioco le Fiabe.

Le antiche Fiabe sono scritte utilizzando un linguaggio specifico che va oltre le parole. Esso è il linguaggio naturale della nostra specie e ci permette di leggere il percorso di sequenze comportamentali ottimizzate, raccontato in ognuno di noi. E’ un linguaggio in cui la sostanza della storia è costituita da Immagini che raccontano, per questo lo abbiamo chiamato “Linguaggio per Immagini”.

La scrittura della propria Fiaba, seguendo le antiche regole del Linguaggio per Immagini, tipico della narrazione fiabesca, permette ad ognuno di scoprire la propria sequenza comportamentale ottimizzata, portarla in azione e camminare nuovamente il Percorso Originale donato dalla specie.