In un mondo surreale, avvolto dalle nebbie e dal lathy della luna, irrompe un uomo senza passato e privo di memoria.
E’ la storia di Zach che, con l’aiuto di Alfair regina di Sradron, da uomo senza identità diverrà il primo falconiere del regno.
Ma la realtà costruita in questo strano mondo, risulterà presto essere un’illusione…

VociLa regina Alfair corse verso il pozzo.
Dalle profondità umide giungeva un grido; non era né chiaro né comprensibile.
Sembrava carico dell’oscura e melmosa densità del fondo, ma non poteva esimersi dall’aiutare il proprietario di quella voce che come un magnete l’attirava, corpo e mente.
Sciolse il secchio di legno e buttò la cima senza vedere.

Quando la corda si tese, seppe che era giunta a destinazione, allora, forzando sulla manovella, cominciò ad avvolgere.
Ogni giro richiedeva più forza e sebbene non ne possedesse tanta, la sua mente era catturata dal proprietario di quegli spasmi che la obbligava a continuare.
Alfair spinse ancora, fin quando due mani bagnate, bianche di freddo, si aggrapparono al bordo del pozzo ed egli apparve, fradicio, gelato fin dentro l’anima.

Gli occhi erano quelli di un uomo terrorizzato, violato.
Scavalcò il muro del pozzo ed un istante prima di perdere i sensi, guardò la regina fisso negli occhi; i suoi pensieri le risuonarono nella mente: “Chi sei? Che cosa vuoi farmi?”
Ma non vi fu risposta. L’uomo svenne.

Alfair rimase immobile, ancora incapace di formulare un pensiero ordinato.
La voce mentale si era dissolta, risucchiata dal niente da cui era giunta.
L’uomo se ne stava scomposto tra i resti della neve e i primi ciuffi d’erba; così bagnato sarebbe morto assiderato.

La regina si fece forza; lo straniero era comunque una creatura bisognosa di aiuto.
Emise il suo richiamo ed il suono acuto invase l’aria.
In meno di un istante due uomini erano al suo fianco, pronti a difenderla.

Stavano per avventarsi sulla sagoma priva di sensi ma Alfair li fermò; l’aiuto era proprio per lui.
Lo raccolsero da terra e si trasferirono all’interno del palazzo.
Mentre lo spogliavano per metterlo a letto, l’uomo fu di nuovo presente a se stesso e si divincolò per sfuggire alla presa dei servitori.

Alfair ne avvertì la coscienza spaventata ma non era da loro che stava fuggendo.
Durò pochi istanti poi il buio, lo rapì nuovamente.
Ronar spostò le pesanti tende permettendo alla luce di invadere la stanza.

Si avvicinò al letto, spense il lathy e sfiorò la fronte dell’uomo.
La temperatura era scesa, ma non vi era in lui alcuna forza; sembrava un contenitore vuoto, privo d’essenza.
Come sta oggi?”

La regina era entrata in quell’istante.
Ronar fece una smorfia.
“Privo di lathy, Signora.”

Alfair si accostò all’uomo.
“I miei poteri sono del tutto inefficaci con lui.”
“Non credo siano i poteri ad essere inefficaci.”

“Che vuoi dire?”
“Ricordate il vecchio detto? Non si può donare lathy a chi non ne possiede.”
“Se così fosse, sarebbe già morto.”

“E chi vi dice che non lo sia?”
Alfair riflettè in silenzio.
Lo straniero aveva di fatto le sembianze di un morto, era quasi privo di temperatura, con gli occhi vitrei.

Anche se il cuore batteva e il respiro fievole usciva dai polmoni, non vi era niente che lo facesse ritenere vivo.
Forse Ronar aveva ragione, forse era morto in un modo che non conoscevano, diverso dalla morte usuale.
E se così era, cosa dovevano fare?

“Alfair…”
“Sì…”
“Che ne dici di provare… con le antiche voci?”

La regina rabbrividì a quell’idea…

 …continua

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