La Terra del Grande Fungo
La storia dello gnomo Kentyn – La storia della fata Maghrèt – La storia del nano Akil –
La storia dell’elfo Peszar

KentynQuesta storia inizia tanto, tanto tempo fa, quando gli uomini non erano ancora un popolo e gli gnomi erano già vecchi.
In quel tempo, lontanissimo da noi, vi era una landa chiamata la “Terra del Grande Fungo” in quanto, dalle montagne innevate, sino alle spiagge assolate, essa era ricchissima di grandi funghi dal cappello carnoso.

Ve n’erano di ogni varietà e gusto; porcini, ovoli, spugnole, gallinacci, chiodini, lattari che venivano preparati in tutte le salse.

Per gli gnomi i funghi sono un cibo prelibato e, pertanto, definire un luogo “La Terra del Grande Fungo” è per loro il posto più bello, ricco e affascinante che si possa sognare. E così era.

In quelle terre infatti avevano casa tutti gli gnomi che potevano permettersi di vivere in un posto così bello.
La Terra del Grande Fungo era una zona meravigliosa in cui le vacanze non smettevano mai, si mangiava magnificamente e gli gnomi erano piacevolmente rilassati.

Ogni loro desiderio era esaudito; potevano prendere il sole sulle spiagge setose, godersi i verdi boschi, scalare le grandi montagne o starsene in panciolle al fresco delle colline.
Insomma era proprio un paradiso!

Così Kentyn, che non era uno gnomo ricco, almeno sino ad allora, decise di ritiravisi. Aveva ormai raggiunto la veneranda età di 875 anni.
Durante la vita era stato un valido soldato e aveva combattuto per più di 400 anni nella famosa guerra contro gli orchi.
Si era distinto nella battaglia della Passo del diavolo e gli era stato conferito il “giglio bianco”; il più alto riconoscimento per uno gnomo guerriero.
Così, lasciato il 12° reggimento degli gnomi, era disceso dalle montagne e con l’oro ottenuto dal lungo servizio, era deciso ad acquistare una casetta.
Kentyn amava molto le dolci colline verdeggianti ed era uno dei pochi gnomi che preferiva il profumo dell’erba a quello del muschio di montagna.

Così intraprese il lungo cammino per giungere alle colline profumate di ulivi e di timo.
Ma durante il viaggio, dopo diversi giorni di marcia, si era imbattuto nella fata Nocciola regina di tutte le fate.
Era stata colpita da un incantesimo maligno; un cespuglio di rovi l’aveva catturata e non riusciva a muoversi.
Se non si fosse liberata al più presto, i raggi del sole l’avrebbero colpita con violenza e si sarebbe sciolta, come ogni fata dei boschi.

Così Kentyn, nonostante sapesse che era piuttosto imprudente avvicinarsi ad una fata disperata, sentì il cuore stringersi all’idea che la bellissima creatura perisse disciolta dai raggi del sole. Si avvicinò e, usando la spada magica, liberò Nocciola dall’intreccio infernale.

Appena sciolto il terribile incantesimo e cessato ogni pericolo, apparvero una manciata di fatine minori; le damigelle di Nocciola.
Kentyn cominciò a preoccuparsi perché, per uno gnomo, cadere preda degli incantesimi di un gruppo così folto di fate, era tutt’altro che piacevole.
Ma Nocciola lo tranquillizzò.
“Non preoccuparti, non hai di che temere. Dimmi il tuo nome così che io possa ringraziarti.”
Kentyn aspettò qualche istante e poi, titubante disse: “Sono Kentyn.”
“Kentyn…….”, fece la fata ripetendo il nome.
“Dimmi, di cosa posso farti dono per ricompensarti?”

A Kentyn non parve vero!
Gli s’illuminarono gli occhi e rispose tutto d’un fiato.
“Da quando era uno gnomo in fasce, ho sempre sognato di avere un sacchetto magico in cui mettere chiunque a mio volere; un sacchetto che nessun altra magia potesse contrastare, ma non è cosa che uno gnomo possa architettare!”
“Così sia!”, fece la fata senza lasciar passare neanche un secondo.
In un istante una bella sacchetta apparve alla cintola di Kentyn che fu subito entusiasta. Ma le altre fate non erano d’accordo!
Uno gnomo che aveva la possibilità di chiedere qualsiasi cosa alla regina delle fate, andava a chiederle un semplice sacchetto, tzè, che spreco!

Ma Kentyn era felice e per utilizzare il dono magico Nocciola gli diede una frase precisa che lo gnomo fissò bene nella mente…

…continua

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