Questa storia racconta dell’avventura di Alfred e delle sue…particolari oche.
Una mattina, che sembrava come tutte le altre, un oscuro vortice soffiando a più non posso si abbatte sul villaggio spazzando via ogni casa e persona. Quando tutto sembra perduto, accade qualcosa di straordinario. Ofelia, l’oca Ofelia, inizia a parlare e con lei Bianchina, Grigetta, Lunetta, Geltrude e Grinilde.
Tutto si trasforma ed inizia per Alfred il fantastico viaggio che lo condurrà, assieme alle sue compagne piumate, in luoghi lontani per conquistare la bianca luce che rifulge…

AlfredIn una bella giornata di sole, con il cielo azzurro e l’aria leggera di primavera, c’era una volta Alfred che correva lungo le strade acciottolate del piccolo villaggio.
I suoi zoccoli di legno, picchiando sulla pietra grigia, facevano risuonare gli schiocchi lungo tutte le stradine.
Ad essi si univano i fischi ed i segnali che lanciava alle sue oche.
Ne aveva sette; tre bianche, una nera e tre grigie. Nel villaggio tutti conoscevano Alfred, il guardiano delle oche. A lui affidavano le loro bestiole affinché le portasse a spasso nella campagna circostante.

Alfred ne aveva molta cura e le trattava con estrema dolcezza. Parlava con loro, raccontava storie, recitava filastrocche e le oche stavano lì, con gli occhietti scuri e gli rispondevano con i loro versi. Dove Alfred andava le oche lo seguivano; erano inseparabili.
Lui era felice della vita di guardiano delle oche; giocava e cantava tutto il giorno, correva nei campi coperti di fiori ed erba in primavera e scivolava sul ghiaccio in inverno.
Agli altri quel lavoro non piaceva, ma a lui si.

 Quella mattina, come tutti gli altri giorni, Alfred stava facendo il solito giro per prendere tutte le oche dai rispettivi proprietari, quando nei pressi di un ponticello vide seduta una donna anziana con indosso degli stracci. Era tutta curva e vestita malamente; nessuno si fermava, neanche per darle un tozzo di pane, tanto era sporca e vecchia.
Ma Alfred andava oltre le apparenze perché era semplice e felice come le oche e possedeva soltanto un uovo, bianco e tondo.
Avrebbe dovuto portarlo al padrone dell’oca che lo aveva deposto, ma quella vecchina ne aveva più bisogno.
Così si avvicinò e mise l’uovo bianco nelle mani della donna.

Il viso rugoso si illuminò in un sorriso; le mancavano molti denti ed era veramente sudicia, ma ad Alfred non importò.
“Grazie figliolo”, disse la vecchina “vedrai, il cielo ti ripagherà per questo dono.”
Il giovane guardiano le sorrise: “Non preoccuparti vecchina e mi raccomando, mangialo ora che è fresco, ti darà forza; le uova delle mie oche sono le migliori.”
“Lo so Alfred, lo so.” Così dicendo, la vecchina si avvolse nel mantello e girando velocemente su di sé divenne un’oca bellissima e volò via.

Dal vortice cadde una piuma bianca e lucida.

Alfred rimase immobile come un baccalà, con la bocca aperta, incredulo di fronte a ciò che aveva appena visto.
Chi aveva il potere di trasformarsi in un’oca a suo piacimento e volare via? Quella giornata era iniziata in un modo proprio strano!

Ancora meravigliato, raccolse la piuma da terra; era morbida come un velluto e soffice come una nuvola. Guardò di nuovo nel cielo ma l’oca non c’era più, era scomparsa.
Che strano pensò e ancora confuso, con passo incerto, riprese il cammino. Arrivò a casa dell’ultima oca. L’oca nera lo attendeva sull’uscio.
Alfred emise il solito richiamo, ma quella non si mosse. Ripeté il suo fischio lungo e potente: “Fiiiiiuuuuu.”
L’oca si spostò e lentamente si accodò alle altre.
Alfred si diresse verso la campagna salterellando sugli zoccoli di legno ed era giunto all’ultimo ponticello, quando all’improvviso il cielo si fece scuro, scuro ed un vento gelido si mosse con grande forza. Allora Alfred, svelto, svelto seguì le oche al di sotto del ponticello per non essere spazzato via come una foglia.

La tempesta improvvisa si scatenò sul piccolo villaggio scoperchiando i tetti delle case e spazzando via tutto ciò che incontrava; un oscuro vortice risucchiava le persone, gli animali e le cose. Nel giro di pochi istanti tutto venne portato via, tutto tranne Alfred e le sue oche.
Il giovane guardiano era per la seconda volta a bocca aperta: un istante prima c’era la primavera e stava passeggiando con le sue oche, un istante dopo il villaggio non c’era più.
Alfred non sapeva che cosa fare, cosa pensare.

In quel momento Bianchina, la più piccolina delle sue oche, gli parlò. “Alfrred, usa la bianca piuma perr nasconderrti alla vista dell’oca nerra. Non è Nerrina è il Mago oscurro; è lui che ha distrrutto il villaggio e vuole prrenderre anche te.” Alfred era ancora più esterrefatto: era proprio Bianchina che gli aveva parlato! O stava sognando e non se ne era accorto, o era divenuto pazzo! Non ebbe il tempo di rendersene conto. L’oca nera che da pochi metri lo seguiva, d’improvviso, con una risata tonante divenne un uomo tutto vestito di nero.
“Ah ah ah ah! Adesso anche tu sarai mio!”
Così facendo aprì il mantello scuro, allargò le braccia e mosse le dita facendole roteare su se stesse.

Alfred sentì uno strattone che lo sollevò da terra; era come una morsa che lo stringeva forte, forte al collo sollevandolo e lanciandolo verso il vortice oscuro.
Che poteva fare?
Stava per essere risucchiato dentro quell’oscurità, quando Bianchina volandogli a fianco gli ripeté il messaggio.
“Alfrred, usa la bianca piuma, crredi nella sua magia, prresto!”

Alfred fece come gli era stato detto; strinse forte la piuma tra le dita e la alzò verso il cielo, credendo in essa.
Il Mago oscuro urlò rabbioso, come se la magia della piuma lo avesse ferito e colto di sorpresa.
“Ah! Questa volta te la sei cavata, ma presto tornerò e nessuna magia potrà salvarti ancora!”
In meno di un istante il vortice scomparve, il mago scomparve ed Alfred precipitò a terra stordito.
Non ebbe il tempo di capire altro, gettò uno sguardo fugace alle oche intorno a lui e svenne.

Era un vociare quello che sentiva? C’erano cinque, no, sei voci che parlottavano freneticamente.
“Dobbiamo chiamarrlo, non può rrimanerre qui tutta la notte.”
Gvà, come ze fosse facile sfegliarlo!”
“Tu proova a fischiare fooorte!”
“Fiiiiiuuuuuuh”

 Il suono acuto invase le orecchie di Alfred che ancora stordito aprì gli occhi.
Due occhietti scuri, sopra un becco arancione, lo fissavano. Alfred pensò per un istante che stava ancora sognando.
“Ehy, Alfhred, devi alzharti!”
Alfred si stropicciò gli occhi e si accorse di stringere ancora fra le dita la bianca piuma; allora non aveva sognato.
Il Mago oscuro, la vecchina, il vortice e le oche che parlavano, era tutto vero!

Guardò verso il villaggio: non c’era più niente; anche questo era vero.
“Dai Alfhred, non abbiamo tutta la notte!”
Era Ofelia che parlava…..l’oca Ofelia!
“Ma com’è possibile che tu parli?”
“Oh io parlo! Coshì come Bianchina, Grigetta, Lunetta, Geltrude e Grinilde.”
“Ma se voi parlate tutte, perché non mi avete mai detto niente?”

Grinilde si fece largo.
“Cverto! Adeso ci metiamo a parlare con kiungue!”
“Come con chiunque? Io sono Alfred!”
Ofelia fece una smorfia con il becco. “Alfhred, noi non posshiamo parlare con gli umani, chiunque shiano, a meno che non ce lo ordini la Regina delle oche.”
“La Regina delle oche?”
“Uhm uhm…”

Ofelia lo fissò con gli occhietti neri. Alfred capì che per qualche motivo la Regina delle oche non gli era sconosciuta.
Ma a lui non risultava di esser mai stato presentato a questa Signora.
Poi un pensiero gli illuminò la mente….la vecchina! Certo, doveva essere lei, chi altri! Spalancò la bocca come chi ha finalmente capito!
Ofelia non perse occasione. “Fhinalmente hai capito!”

La vocina sottile di Lunetta gli giunse a malapena.
Alfred, dobbiamo andarcene. Il potere della piuma non è illimitato. Il mago tornerà e non è il caso di farsi trovare….. qui.”
Alfred guardò Lunetta mentre cercava di recuperare gli zoccoli e disse: “Ma dove dobbiamo andare? Non ho più casa, non c’è nessuno.”
Grigetta allungò un’ala verso il cielo.
“Mmmmh! Dobbiamo andare di là. Laggiù, dove inizia il mare, finisce il regno del Mago oscuro e inizia quello della Regina delle oche. Lei ti spiegherà.”

 Alfred si mise in piedi.
Sospirò, si guardò alle spalle per l’ultima volta, quindi s’incamminò verso il mare con le sei oche lo seguivano trotterellando…

…continua

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